La comunicazione dell’Isis viaggia sui social

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L’Isis terrorizza il mondo o meglio i mass media enfatizzano la pericolosità del gruppo terroristico più discusso del mondo. Gli attentati, i filmati fatti girare sulle televisioni internazionali e l’atmosfera di insicurezza che essi provocano sono soltanto alcuni degli elementi distintivi dell’organizzazione. La loro comunicazione, a dispetto di quello che si può pensare, è tutt’altro che spartana e datata. I leader dell’Isis conoscono molto bene l’importanza dei social network, tanto che è stato rinvenuto un elenco con oltre 25.000 account Twitter riconducibili all’organizzazione. Cifre da capogiro che mettono in evidenza un dato oggettivo: la crescita esponenziale dell’utilizzo dell’uccellino. Nel mese di marzo era stata resa nota una precedente lista di 9.200 account, cifra polverizzata dall’ultima rivelazione.

Perché l’Isis utilizza i social network?

Lo scopo è poco ludico. La finalità dell’Isis è promuovere l’organizzazione mediante l’attività di social media marketing online. In questo modo, il gruppo terroristico può diffondere le proprie idee e reclutare nuove leve. Insomma, Twitter sarebbe utilizzato per finalità promozionali ma poco pacifiche. Il databaseè stato realizzato da un informatico, residente negli Stati Uniti, che ha scelto di restare anonimo. Questi ha collaborato con il cyber-attivista anti-terrorismo XRStone per pubblicizzare l’elenco e aumentare il grado di sensibilizzazione intorno all’utilizzo, poco pacifico, di Twitter da parte dell’Isis. Secondo l’attivista, il social network dell’uccellino rappresenta “una piovra” con la quale il gruppo tettoristico guadagna follower e consensi, in giro per il mondo, nonostante i vecchi account, scoperti, vengano rimossi dai gestori del social network. Anche se l’ultimo elenco fa salire a 25.000 il numero degli account riconducibili all’organizzazione e ai suoi sostenitori, un rapporto pubblicato dal Brookings Institute sostiene che la cifra sarebbe molto più elevata, sfiorando i 90.000 account.

Combattere o no il terrorismo social?

Tanti operatori del settore delle telecomunicazione hanno caldeggiato l’ipotesi di un lavoro congiunto tra i titolari dei social network e le strutture governative come le agenzie di intelligence. Dall’altro lato si fa strada anche il filone di coloro che criticano le campagne informatiche contro l’Isis perché potrebbero provocare la perdita di alcune fonti online di informazioni. Contro tali critiche si schiera XRStone che smentisce l’ipotesi affermando che i social network vengono utilizzati dall’Isis soltanto per farsi pubblicità. Le finalità militari, dunque, sarebbero soltanto un alibi. Il dibattito resta aperto perché nessuno può dire con certezza qual è la strada migliore per contrastare i rischi del terrorismo social.

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